18 Maggio 2016
“Il funzionamento dei partiti e la loro democrazia non è interesse esclusivo delle organizzazione politiche ma investe l’intero sistema democratico”. Nota di Federico Bellandi

Il funzionamento dei partiti e la loro democrazia interna non è una questione che possa essere considerata di esclusivo interesse delle diverse organizzazioni politiche, ma al contrario investe l’intero sistema democratico, con particolare attenzione al legame tra legittimazione elettorale, azione politica e coerenza alle linee generali del partito di cui si è espressione.

E’ per questo motivo che sollevare il problema della doppia morale e del doppio pesismo che il M5S sta mostrando nei confronti dei suoi amministratori non può essere derubricato a semplice argomento di polemica politica, ma al contrario diviene argomento assai rilevante circa il funzionamento della democrazia e la legittimazione delle istituzioni.

La domanda che mi pare dovremmo porci è quale tipo di democrazia può rappresentare un movimento in cui a decidere delle sorti di un a Sindaco è uno staff anonimo non eletto in nessuna sede. In questo caso si evince chiaramente come all’interno del movimento 5 stelle la volontà dei non eletti, siano essi gli anonimi membri dello staff, Davide Casaleggio o il garante Beppe Grillo , risulti essere gerarchicamente superiore alla legittimazione popolare certificata tramite libere elezioni. Questo genere di comportamento non solo evidenzia la volontà di sottoporre l’eletto ad un vincolo di mandato, ma in più, sottopone la verifica della violazione o meno di questo vincolo ad una gerarchia opaca che non ha neanche la parvenza di una struttura democraticamente selezionata.

Varrà la pena di ricordare che il divieto di vincolo di mandato nei confronti degli eletti trova la sua prima ragione nella necessaria separazione tra forze politiche e istituzioni. L’eletto rappresenta e risponde a tutti i cittadini e non soltanto alla sua parte, questa divisione è fondamentale perché non si pensi che sia lecito per parlamentare, un consigliere comunale o regionale, oppure un Sindaco rappresentare, nell’esercizio delle proprie funzioni, soltanto la propria parte e difenderne gli interessi, invece che rappresentare tutti i cittadini. Di fatto nel M5S si vuole ricostituire un rapporto privatistico tra movimento politico ed eletto basato su un mandato imperativo ad eseguire il volere di chi governa autoritariamente il movimento, supportando questo agire con la possibilità di emettere sanzioni che possono arrivare fino all’ espulsioni dell’eletto dal M5S e alla revoca dell’uso del simbolo.

Questo modo di procedere che vede un anonimo staff prevaricare coloro che ricevono il mandato di rappresentare i cittadini tramite libere elezioni svilisce tanto la democrazia quanto il ruolo delle istituzioni. Non è rinviabile porsi una domanda fondamentale: un partito che elegge i propri rappresentanti tramite procedure democratiche ma che poi li sottopone al rigido controllo di strutture avulse da un qualsiasi controllo, partecipa realmente in modo pieno alla vita democratica del paese?
Per questo motivo non è certo l’interesse partitico a spingerci a domandare con quale trasparenza vengono prese le decisioni nel M5S. In un ordinamento democratico domandarsi chi e come si decide, all’interno di un partito, di espellere un Sindaco e perché un avviso di garanzia sia motivo per espulsione per alcuni e di difesa per altri, non soltanto è normale ma è doveroso perché interroga il significato stesso di democrazia.

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