3 Marzo 2016
Mobilitazione delle scuole contro il comitato di valutazione. Nota di Cristina Lucetti

A livello nazionale la battaglia finalizzata a boicottare totalmente i comitati di valutazione sembra essere minoritaria; ha infatti prevalso la linea di condivisione dei contenuti della Legge al fine di sperimentare modelli efficaci e ridurre le criticità della riforma dall’interno delle stesse istituzioni scolastiche. Sulla questione del merito e del riconoscimento dell’impegno degli insegnanti, purtroppo è andata in crisi l’idea di comunità; ciò è derivato da una distorsione interpretativa che ha contribuito a diffondere molta preoccupazione riguardo alla competizione diretta tra i docenti.

Tuttavia, è assodato che il lavoro degli insegnanti non può e non deve essere solo una missione: è legittimo per un docente desiderare l’ accrescimento e il riconoscimento della propria professionalità. Questo aspetto non può essere lasciato alla sola buona volontà del docente…La legge 107 non regola un vero e proprio modello valutativo, ma solo una premialità legata al raggiungimento di uno o più obiettivi della scuola, regolata da criteri predefiniti. L’attribuzione degli incentivi per il merito (va evidenziato lo spazio sperimentale che nei prossimi tre anni metterà alla prova, in ogni scuola, nuovi sistemi di valorizzazione professionale) è uno dei passaggi sicuramente più innovativi e dirompenti della legge di riforma, su cui si concentrano gran parte dei malumori degli insegnanti … La spinosità di questo passaggio è testimoniata dalla modalità “ blanda” di applicazione della norma: nel prossimo triennio le linee di indirizzo vengono affidate alle scelte autonome delle Istituzioni. La legge 107/2015, comma 129, non lascia dubbi interpretativi in proposito: è il Comitato di valutazione che individua autonomamente i criteri per la valorizzazione dei docenti, sulla base di indicatori esplicitati dalla legge stessa. Nell’adozione dei criteri valutativi il Comitato è pienamente autonomo e opera senza vincoli di sorta.

Il Comitato può discrezionalmente e senza vincolo decidere di considerare eventuali proposte presentate dagli organi collegiali d’Istituto o da altro soggetto (assemblea dei genitori, degli studenti).

La sfida per una Buona Scuola si regge sulla capacità di sperimentare modelli capaci di coniugare riconoscimenti individuali e al tempo stesso salvaguardare il lavoro collaborativo . Se la scuola viene vissuta come una “comunità professionale” (come di fatto accade già in molte realtà), la sua costruzione avrà sempre più occasioni favorevoli a intensificare le relazioni e sviluppare un metodo cooperativo. Nei commi della legge 107, quelli che descrivono le qualità dell’insegnante ai fini della valorizzazione del merito, appare un’idea di formazione in servizio che interagisce con i concetti di ricerca didattica, di documentazione e di diffusione di buone pratiche. La valutazione individuale dei docenti va intesa come qualitativa e ‘dinamica’, cioè rivolta ai processi e non ai risultati; rivolta ai processi, poiché l’esperienza insegna che partire dai risultati di apprendimento degli alunni porta a inevitabili distorsioni… Quello che può essere valutato è dunque la pratica didattica del docente; per fare questo, il metodo deve essere qualitativo.

La realizzazione del curricolo di scuola ( … dell’ autonomia) implica quindi la valorizzazione della comunità professionale attraverso un metodo cooperativo. Motivo per cui, riguardo alla scelta dei componenti del Comitato di Autovalutazione, il Collegio può autoregolamentarsi in materia tenendo conto che le eventuali indicazioni del MIUR non potranno essere vincolanti , ma meramente orientative ed educative.

Pertanto è competenza dell’ Istituzione Scolastica definire in modo autonomo come scegliere i docenti componenti del Comitato( prevedendo o escludendo candidature, presentando liste, proponendo candidature ecc …Trattandosi di una scelta di persone dovrebbe essere necessaria la votazione).

In conclusione, riconoscere il merito professionale dei docenti rappresenta una vera e propria rivoluzione nel mondo della scuola. Il comitato di valutazione non va quindi inteso come una forma di controllo, bensì come ‘accompagnamento’ verso una scuola moderna, innovativa e al passo con i tempi che tende al riconoscimento di chi contribuisce maggiormente al miglioramento della didattica .

La protesta di questi giorni deriva dalla resistenza di una parte della categoria e soprattutto dalla diffidenza del mondo sindacale. Ma è proprio sul fronte della professionalità che si giocherà il futuro della riforma e della scuola; ecco perchè occorre uno sforzo comune per inserire le politiche per il merito in percorsi e strategie adeguate a valorizzare la comunità scolastica e le sue componenti .

Cristina Lucetti

Responsabile istruzione Unione Comunale PD Livorno

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