17 aprile 2011
Rimettere in movimento questa città!

di Paolo Borghi – responsabile economia&welfare Unione Comunale PD Livorno
( 4 Aprile 2011)

intervento sul documento
LA CITTA’ FUTURA – LIVORNO 2010-2030: PER UNA NUOVA FASE DELLO SVILUPPO

1.
Possiamo provare a schematizzare per titoli le aree di criticità attuali della città di Livorno che vanno a comporre e caratterizzare il declino crescente che attraversa la nostra struttura urbana da città da 20-30 anni.

Il crescente deterioramento della coesione sociale e la espansione delle aree di criticità sociale; la forte insufficienza della base produttiva e della base occupazionale (ambedue dal punto di vista qualitativo e quantitativo); le strozzature delle infrastrutture materiali e immateriali e le crescenti difficoltà delle diverse funzioni pubbliche a livello politico e amministrativo; la congestione e la difficoltà dell’organizzazione del territorio e le compatibilità ambientali in assoluto e tra le diverse funzioni e i residui della vita urbana, dei trasporti, degli impianti industriali ed energetici . Per finire, ma per primo, le complicatissime criticità relative alle potenzialità della risorsa rappresentata dai cittadini (istruzione, tenacia, tolleranza, iniziativa, partecipazione) e dei diversi soggetti sociali profit e non profit (imprenditorialità e iniziativa, capacità operative e di relazione, competitività e compatibilità, capacità economiche e tecniche e capacità negoziali e di sinergia), che evidentemente non riescono/ non sono in grado/ non sono stati messi nelle condizioni/ di fare fronte adeguatamente a tutte le criticità che abbiamo finito di elencare.

Anche se ci sono segnali che tutto non è fermo (ricordiamo le iniziative sulla componentistica e la tenuta di questo comparto e alcune nuove iniziative nel campo della logistica, alcune vivaci realtà di alta tecnologia e di piccola imprenditorialità) gli elementi positivi non riescono a compensare quelli negativi (a partire dalla crisi del manifatturiero e dalla mancata compensazione con lo sviluppo terziario).

Tra impotenza e attesa davanti al declino e dentro alla crisi “da globalizzazione”, la città stenta a reagire positivamente alle sfide attuali anche per la tempistica nuova di decisione e iniziativa che impongono. A tali sfide per altro è arrivata affaticata dalla difficoltà di mettersi in discussione e rigenerare funzioni, strutture, comportamenti portanti (non occorre mettere in campo indicatori sofisticati per dimostrare tutto questo).

Ora proprio la “crisi da globalizzazione” ci mette davanti problematiche e dimensioni delle criticità nuove non fosse altro per i nuovi scenari della competitività globale, spiazzando imprese, istituzioni, occupazione, equilibri sociali, modalità formative, in modo strutturale e non solo congiunturale. Una ripresa, se ci sarà, non sarà affatto lineare con la evoluzione stessa della città e la dovremo conquistare lottando con i denti su terreni nuovi che mettono in discussione anche equilibri politici e sociali e molte attività di riproduzione economica “tradizionali”. Anzi, questa ripresa dovrà fare i conti con processi fortemente innovativi che non sono usuali in un contesto fin troppo abituato a confermare attese e le proprie virtu’, e scarsamente propenso a rilevare i propri vizi e limiti (privati o pubblici che siano).

E’ necessario essere da subito chiari su tutto questo perchè ne va delle sorti della città e dei suoi cittadini e abitanti e delle molte attività economiche che la caratterizzano per altro sempre piu’ “affaticate” e che è necessario non solo rafforzare, ma anche associare a nuove e innovative filiere di sviluppo strategiche per sfuggire alle difficoltà che stiamo attraversando i diminuire le forti criticità occupazionali.

Quella di un rafforzato e nuovo sviluppo economico è una battaglia civile ed economica difficile, per altro in un contesto di forte invecchiamento della popolazione e di dipendenza dalle “pensioni”, di un sempre piu’ preoccupante flussi di pendolarismo e perfino migrazione a saldo negativo (se si esclude l’afflusso di stranieri), di una evidente obsolescenza degli apparati produttivi e infrastrutturali, di una forte debolezza imprenditoriale e di uno scarso o insufficiente ricambio della classe dirigente a tutti i livelli e ambiti.

2.
Inutile continuare a giocare con il fatto se questa situazione si sia determinata per svantaggio verso l’esterno (scarsa competitività locale; migliore competitività delle aree e dei soggetti concorrenti; effetti di spiazzamento da collegare alla stessa collocazione e relazione territoriale), o per insufficiente capacità della città e delle sue diverse soggettività nei diversi ambiti di mantenere complessivi e adeguati vantaggi sugli scenari della competitività in relazione alla funzione attività espletata.

Ad oggi la prospettiva migliore è quella di individuare le variabili (soggettive e oggettive) di “svantaggio” e “di vantaggio” governabili e condizionabili (interne o esterne che siano) , e non certo quella di consolarci con autoflagellazioni, con il rancore verso le “capitali” “sorde” o con l’invidia verso i concorrenti piu’ fortunati o agguerriti.

Occorre anche evitare il ripetersi di lunghi elenchi di “doglianze” la cui realizzazione dovrebbe sconfiggere il destino cinico e baro contentando un po’ tutti, spesso non si sa nemmeno con quali mai risorse, magari adocchiando al passato che fu’ e alla continuità di tutto o tutti e talora ad un tempo che potrebbe anche non piu’ esserci.

Dobbiamo pertanto cominciare ad individuare alcuni elementi di riferimento per valutare le cose da fare e soprattutto la modalità con cui possono essere fatte (la schematizzazione si presta ovviamente ad ulteriori approfondimenti e esemplificazioni).

a) occorre riposizionare il rapporto tra le istituzioni e i cittadini e le imprese assumendo l’iniziativa dei privati e le loro responsabilità come motori del (re)sviluppo e del nuovo sviluppo necessario, essendo sfumata larga parte della capacità “dirigistica” e di “intervento economico” delle stesse istituzioni (sempre piu’ chiamate a ruoli di governance, di regolazione e tutela, di presidio delle funzioni statuali e di base per l’intera società).

b) occorre assumere con convinzione la logica delle diverse filiere di sviluppo e in questa dimensione selezionare progetti e innovazioni (pubbliche e private) alla luce delle diverse sostenibilità e necessità economiche/ occupazionali/ sociali/ ambientali (avendo come obbiettivi primari garantire equità sociale, diffusione del benessere e dell’occupazione, specialmente per i giovani le donne e gli ex occupati espulsi dai processi produttivi, compatibilità ambientali).

c) occorre darsi in proposito chiare priorità e saper selezionare progetti e azioni vincenti, e occorre
anche saper “mollare” o ricondurre nei propri ambiti settori e progetti meno adeguati alle sfide attuali, sapendo “concentrare” sulle sfide piu’ strategiche interne ed esterne le scarse risorse pubbliche e le risorse private che si rendono disponibili dall’interno della città o dal suo esterno (esplicitando che tutto non si puo’ fare e che quindi tutti gli interessi non possano essere tutelati o promossi sullo stesso piano).

d) occorre garantire livelli adeguati di coesione sociale e solidarietà sociale, sviluppando un adeguato welfare locale basato sulla sussidarietà tra pubblico e privato e l’iniziativa del settore non profit civile e religioso (ponendo un freno alla crescente distanza tra ricchi e poveri, tra inclusi ed esclusi, e all’allargamento delle aree di criticità sociale ed esclusione sociale in cui si sommano le vecchie poverta’ con le nuove indotte dalle crescenti difficoltà e incertezze occupazionali).

e) occorre tenere alti i livelli di decisione partecipata, e di concertazione e negoziazione sociale e sindacale, per garantire convergenza e codecisione sulle grandi scelte di trasformazione necessarie anche per garantire la crescita di opportunità ulteriori (ponendo in equilibrio virtuoso i fattori di sviluppo e quelli di tutela sociale).

3.
Dalle priorità che il documento del PD – Unione Comunale di Livorno – LA CITTA’ FUTURA LIVORNO 2010-2030: PER UNA NUOVA FASE DELLO SVILUPPO propone oggi alla città per aprire il dibattito in preparazione alla Conferenza di Programmazione Cittadina , dovremo velocemente passare ai “progetti” e alle “priorità”di cui si deve far carico la politica (essendo per altro chiara la necessità una loro ulteriore di implementazione nei programmi amministrativi e nelle scelte dei diversi enti ed istituzioni).

Per questo occorre che la Politica tutta scenda dai suoi fortini e da certi suoi ideologismi, dalle sue ingenuità e da certe velleità dirigistiche o di tutela di determinati interessi, e si metta a disposizione di un progetto capace di vedere cittadini e imprese protagonisti sui mercati della globalizzazione e nella dura battaglia per la competitività e della costituzione di una economia sociale di mercato capace di distribuire con equità il valore realizzato allo scopo di contribuire alla definizione di una società effettivamente aperta e inclusiva.

La Conferenza di Programmazione della Unione Comunale del PD in questa dimensione dovrà declinare gli scenari e le linee portanti per rimettere in movimento l’intera città proprio davanti alle molteplici e nuove sfide portato delle globalizzazioni, e dovrà sancire le innovazioni a cui la stessa politica si deve sottoporre per prima e deve propo9rre all’opinione pubblica, riuscendo a tenere un dialogo con la città e con le sue migliori energie e con tutte quelle energie che intenderanno scommettere proprio su questa città e le sue funzioni e potenzialità.

In gioco è il destino della città nel tempo delle globalizzazioni e la sua funzione come elemento della Toscana nel Mondo e nell’ambito della Toscana della Costa. In gioco c’è anche la capacità del nostro partito di mettersi alla guida delle energie da mettere e tenere in campo in questa battaglia civile e democratica, che deve saper fare la differenza della crescita a cui ha diritto la nostra comunità sconfiggendo la crisi e il declino.

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– responsabile economia&welfare Unione Comunale PD Livorno

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